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Maria Pace

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KABEUT - La Divina Freschezza
by Maria Pace   
Not "rated" by the Author.
Last edited: Monday, August 27, 2012
Posted: Monday, August 27, 2012

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Maria Pace

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... Djoser, stremato e alla fine del percorso nell'Oltretomba,teme di morire, ma la Divina Kabeut...

“L’ultima delle Identità a lasciare il Ka di Djoser è stata la Shut - si disse - Dovrebbe essere la prima a tornare. Perché non è qui? Che cosa le impedisce di tornare?”
Era stanco. Cercò qualcosa su cui sedersi. Una sporgenza, un sasso. Si trovava nel bel mezzo del più arroventato ed inospitale dei deserti. Intorno a lui si estendeva una distesa di sabbia disseminata di ciottoli e tormentata dai venti. L’orizzonte era interrotto dalle creste di una muraglia rocciosa e frastagliata. Non c’erano sentieri, ma solo wady asciutti e profondi crepacci.
Non c’erano orme. Sedette su uno di quei ciottoli.
“Spero che alle Identità di Djoser sia mostrata la strada del
ritorno. Staranno certamente vagando da qualche parte, in questo Mondo Nascosto e Ostile.”
Il dubbio, naturalmente, era sempre presente, ma pure la speranza. Se i Sorveglianti erano riusciti a catturare il suo Ba e la sua Shut, continuava a ripetersi, dovevano averle rinchiuse da qualche parte... I posti, laggiù, erano tutti concepiti per trattenere le Anime e le Ombre con incantesimi e inganni. Quanti ne aveva già conosciuti egli stesso? Paludi, Caverne, Labirinti. E quante anime, aveva visto imprigionate, che conosceva bene: il piccolo amico Sikty, il malvagio Kabeuf, il povero Userka...
I gomiti appoggiati alle ginocchia, il volto raccolto e nascosto nelle mani, il ragazzo non riusciva a darsi pace.
“Se davvero le mie Anime sono finite nelle grinfie di qualche spirito malvagio, spero riescano in qualche modo ad eludere la loro sorveglianza. Dicono... dicono di Djoser, che sia un tipo sveglio... Lo sapranno anche il mio Ba e la mia Shut? Questo vorrei sperare!”
La speranza da sola non bastava; occorrevano Rew ed He-Kau, di cui per sua fortuna, era ben fornito. Così, cominciò a recitare:
“O Anubi Misericordioso. Tu che hai riunito le Ombre di Osiride, riunisci la mia Anima, il Cuore e l’Ombra al suo Doppio. Fa che ritornino da qualunque luogo siano. Fa che non restino imprigionate nel Neter-Kher, ma... – aggiunse dopo un lungo sospiro - sorreggi anche questo povero Ka accaldato ed assetato. C’è acqua qui intorno. La sento nelle narici.”
Accecato, disidratato e riarso, le palpebre serrate nello sforzo di respingere l’offesa del riverbero, scrutò intorno a sé alla ricerca di qualcosa che rivelasse la presenza dell’acqua.
La sabbia in movimento, però, sembrava aver seppellito ogni cosa sotto una coltre giallo-ocra. Non un filo d’ombra, non un accenno di verde. Tutto giallo-ocra. Sabbia su sabbia e un labirinto di monti arroventati, stagliati contro l’orizzonte.
Poco propenso ad una nuova scalata, pensò che quel labirinto che si estendeva davanti a lui, di rocce, dune e barcane, mutevoli come il vento che le scolpiva, scioglieva e spostava a piacimento, potesse nascondere qualche sorgente. Sapeva che la più piccola traccia d’acqua sotto la sabbia arroventata poteva correre in superficie a formare una pozza d’acqua e sapeva che la presenza di acqua attirava sempre qualche creatura assetata.
Tutto questo, naturalmente, accadeva nel Mondo-di-Sopra. Là-Sotto, il crostoso Geb, si comportava allo stesso modo?
“Qui non ci sono creature assetate, oltre al povero Djoser! - sospirò - Perfino i pensieri non hanno il coraggio di farsi strada per venire avanti... Pensa, Djoser! Pensa! Non avvilirti...”
Allora chiuse gli occhi e frugò nello spazio dietro la fronte alla ricerca di qualche pensiero vagabondo. Niente da fare! La solitudine, che gli teneva prigioniero lo spirito, pareva aver afferrato anche i pensieri. Non riusciva a pensare. La mente sembrava essere stata svuotata. Voleva chiedere aiuto, ma non riusciva a pensare. Non riusciva quasi più nemmeno a respirare. Stava morendo? Anche il Ka stava per arrendersi?
“No! – la voce dell’istinto di sopravvivenza gli urlò dentro – Non è tempo di resa! Devi trovare l’acqua, Djoser… e tu sai come fare… come hai sempre fatto… nel deserto.”
Con gesti concitati trasse dalla sacca la verga in legno di faggio che portava sempre con sé e cominciò a trascinarsi sul terreno riarso in cerca di acque nascoste. La bacchetta nelle sue mani cominciò quasi subito a sussultare, indicando la presenza di acqua ed egli si mise immediatamente a scavare nella sabbia terrosa, fino a quando non sentì le dita inumidite e poi bagnate.
Dopo essersi dissetato e aver refrigerato la pelle, sedette per terra a riposare, con le braccia serrate intorno alle ginocchia.
Improvvisamente un soffio lieve, una brezza fresca e gentile, gli sfiorò la guancia. Djoser riaprì gli occhi e lo sguardo gli si riempì di un balenio azzurro-dorato.
Chino sopra di sè vide il volto di una ragazza di una bellezza straordinaria e fresca. I lineamenti delicati, la pelle levigata e come attraversata dal sole, Djoser la riconobbe subito.
“Ka-beut!” esclamò. Era la Dea Freschezza, figlia di Anubi.
Le labbra, colorate come un fiore di melograno carnoso e maturo, erano distese in un sorriso radioso e gli occhi di turchese, scintillavano come la massa di capelli di lapislazzuli blu raccolti in treccine e la folta frangia spiovente sulla fronte.
Nonostante l’evidente benevolenza e l’aspetto avvenente della Dea, Djoser si alzò di scatto e volse indietro il capo per non subirne il fulgore e scorse dietro di sé, disegnata sul suolo, la sagoma della propria Ombra-Shut.
“Non temere. - la voce della Dea gli giunse come una cascatella - Sono qui per aiutarti, non per nuocerti.”
“Io ti conosco. - disse il ragazzo, senza osare di levare lo sguardo su di Lei - Sei la Divina Figlia del Signore del Cammino-Nascosto. Hai ricondotto a me la mia Ombra?” domandò.
“Nessuna Forza Malefica potrebbe imprigionare mai l’Ombra-Shut di un Pet-Sa!” sorrise la Dea ergendosi sulla persona e caricando di azzurri sfavillii l’aria radiosa del primo mattino.
“Oh, no! Il povero Djoser non è un Figlio del Cielo. - replicò il ragazzo - Djoser è un Ta-Sa: Figlio-della-Terra, abbandonato e raccolto in una culla di canne alla deriva.”
La Divina Freschezza sorrise. Un sorriso enigmatico e dolce che le distese il bel volto dorato e fresco. Proprio come si conveniva ad un Dea della Vita e della Rinascita. Anche se era nel Mondo-di-Sotto che viveva, anche se era nel Regno-della-Tenebra il luogo in cui era nata, anche se era la Figlia del Signore del Regno-dei-Non-Viventi, il Suo compito era quello di recare conforto e freschezza ai Kau dei Defunti in transito Là-Sotto. Per questo, Djoser non si stupì della Sua presenza e per questo non esitò a seguirla quando Lei lo invitò:
“Seguimi, Djoser, Colui-che-esce-dal-Papir. Seguimi senza timori.”
“Non ti ho rivelato il mio Ren. - trasecolò il ragazzo - Se Tu lo hai pronunciato, se mi hai chiamato con il mio Nome Nascosto…”,
“Significa che il tuo Ren, è tornato da te.” cinguettò Ka-beut.
D’istinto Djoser sollevò su di Lei lo sguardo attonito. Ka-beut, la figlia di Anubi, era bellissima; di una bellezza abbagliante,
tale da restarne folgorati.
Non solo questo non avvenne, ma, come era accaduto la prima volta in cui il suo sguardo aveva incrociato quello incandescente di Suo padre, il Divino Sciacallo, nei meandri della Piramide, sentì una straordinaria energia affluire dentro di lui dallo sguardo di puro turchese della Dea. Ka-beut aveva grandi occhi luminosi, brillanti come pietre preziose e colmi di magico splendore.
Il ragazzo comprese che un’altra delle sue Entità era rientrata in lui. Quale, si domandò. L’Anima-Ba oppure il Cuore-Ib? Sentì l’empito di forti emozioni salirgli dentro assieme ad una vampata di sangue che andò ad imporporargli la faccia; seguì un rimbombo dentro il petto: Bum…bum…bum... il cuore martellava, irregolare e ancora incerto.
“E’ il Cuore! E’ il cuore che è tornato! - esclamò, in preda ad euforia - Oh, mio Cuore, per il quale Djoser esiste sulla Terra. Io non morirò, anche se mi sono unito alla Terra-di-Sotto e sono arrivato nella parte più profonda del Mistero. Non morirò né resterò imprigionato qui, perché il mio Cuore è con me e ha facoltà di richiamare alla mente i pensieri fuggiti lontano.”
Rasserenato, Djoser osò riportare nuovamente lo sguardo sulla Dea. Scoprì che non era più alta di qualunque altra ragazza. La sommità del capo gli arrivava poco oltre la spalla e i capelli, che nella luce del mattino rilucevano della più sfavillante sfumatura blu-lapislazzulo, gli sfioravano il petto come una carezza. Tanto erano scintillanti e lucenti, che parevano umidi di rugiada e il contatto gli procurava un delizioso senso di fresco.
“Seguimi, Djoser, Figlio-del-Cielo. - riprese a cinguettare la Dea, con una voce che era una briosa melodia - Seguimi e non far domande... non ancora, almeno!”
Djoser si pose alle sue spalle.
Era snella e flessuosa, Ka-beut, nella lunga tunica verde stretta sui fianchi e trattenuta in vita da un tralcio di fiori di lavanda. Di lavanda profumatissima era anche la ghirlanda sul capo. Si muoveva con passo aggraziato ed elegante, tra bagliori di ori, lapislazzuli e turchesi. La pelle del braccio e del collo brillava come l’oro, la sostanza di cui si componeva la carne divina, e riluceva dei riflessi blu dei capelli. Lo guidò attraverso una piana rovente di ciottoli e sabbia, interrotta da wady asciutti e tormentata da torridi venti. Là-Sotto, pensò, la vita pareva negata e se c’era, e se ne stava nascosta e riparata.
Il ragazzo seguiva in silenzio il passo della Dea, stupito, però, che quella sabbia, così rossa e incandescente, non gli si infilasse ovunque, come accadeva nel deserto della Città delle Piramidi, ma gli scivolasse addosso senza neppure toccarlo.
Ogni tanto Kabeut si girava a guardarlo e la marea di luce che irradiava dal suo sguardo appannava ogni altra luminosità; il Suo respiro lo sfiorava come un soffio, rendendo più leggero e regolare il suo. Finalmente la Divina Freschezza si fermò.
Si erano lasciati alle spalle un mondo di tormenti e si trovarono
davanti un paesaggio ameno: un verde mare di eleganti papiri svettanti verso il cielo come puntuti obelischi, interrotto qua e là da un tappeto di azzurre ninfee, placide e profumate.
“Ecco davanti a te i Sekhet-Jaru.” disse la Dea, tendendo le mani in avanti, per indicare l’infinita distesa verde su cui si levavano dorati vapori che riempivano l’aria di delicati profumi e sorridendo come solo Lei sapeva fare. Un sorriso pieno di soave freschezza, colmo di mistero e di splendore.

 

(brano tratto da:     DJOSER e lo Scettro di Anubi

reperibile presso: www.lulu.com - www.amazon book



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