...Alfio rise di un riso che gia’ non apparteneva piu’ ai savi: percepi’ che il tempo gli aveva fatto l’elemosina di un sol giorno.
Il suo ultimo pensiero fu il canto dei grilli. Nel tempo dell’infanzia, e per tutti gli anni che seguirono trascorsi in campagna, le notti d’estate erano popolate dal frinire dei grilli. Cri-cri-cri-cri era lo spasimo d’amore del laborioso insetto teso alla perpetuazione di se’ nella specie. Non v’era luglio senza canto dei grilli, ne’ notte senza sogni o veglia senza brama.
Ora non piu’. Non nella citta’ incandescente, odorosa di asfalto e catrame.
Approssimandosi alla stazione, o forse allontandovisi nella notte, il fischio di un treno risuono’ dolente e solitario.
Alfio avverti’ una momentanea frescura e sollievo, allorche’ la canna della beretta del Giangi gli premette il fondo della gola. Un colpo sordo esplose nell’oscurita’ del palazzo deserto, e il diavolo se lo porto’...